Si parla molto in questi giorni di “affidamento ai servizi sociali”, in alternativa agli arresti domiciliari, strumento riservato a chi ha commesso reati.In realtà, qualche tempo addietro, i giudici di sorveglianza esigevano un contratto di lavoro per gli affidati. Con il tempo la norma si è affievolita e oggi basta garantire la permanenza in un centro, a carattere sociale, senza scopo di lucro, con la promessa di un impiego congruo che permetta una qualche utilità e – pura speranza – un percorso di pentimento.Per la verità i carabinieri e la polizia sorvegliano che le norme dettate dal giudice siano rispettate e lo fanno anche a sorpresa all’alba o in tarda notte. Il rischio è alto, perché se non trovano l’interessato lo cercano e l’accompagnano in carcere.Le richieste vengono da avvocati che difendono persone disperate: tossicodipendenze, piccoli furti, favoreggiamento della prostituzione, truffe; l’importante che la pena o il residuo di pena non ...