Caso Kyenge: quando i politici dicono, disdicono, stradicono, non dicono nienteCaso Kyenge: quando i politici dicono, disdicono, stradicono, non dicono niente

Tra le notizie belle di questa mattina abbiamo letto che il Senato della Repubblica italiana ha detto sì all’autorizzazione a procedere per diffamazione, no a quella per istigazione all’odio razziale nei confronti del sen. Calderoli. Il 13 Luglio 2013, durante un comizio a Treviglio, l’allora Vice-Presidente del Senato aveva detto: “Smanettando con internet apro “il governo italiano” e, cazzo, cosa mi viene fuori? La Kyenge. Io resto secco. Io sono amante di animali, eh, per l’amore del cielo. Ho avuto le tigri, gli orsi, le scimmie, però quando vedo le immagini della Kyenge e quelle sembianze di orango, resto ancora sconvolto”.

Calderoli e KiengeEvviva il nostro Senato della Repubblica perché al rispetto delle istituzioni (verso un Ministro) al rispetto di una donna (nel caso della Kyenge) al rispetto della la verità (che cosa di più ignobile si potrebbe dire a una donna di colore) ha preferito piccoli e grandi strategie di politica nazionale (equilibri, riforme, governabilità, stabilità economica).

Non è vero nulla: i nostri rappresentanti al Senato si sentono onnipotenti. Gestiscono concetti, parole, indicazioni fuori da ogni realtà e buon senso. “Dicono, disdicono, stradicono, non dicono niente” affermava S. Caterina da Siena ai potenti del suo tempo.

Con esempi così eccelsi, difficile combattere il bullismo a scuola, gestire le paure dell’immigrazione, dare un futuro ai giovani e alle famiglie.


La conclusione che si trae è facile: si può dire e fare quasi tutto in proporzione del potere che hai. Il colpevole tenderà a minimizzare (ha chiesto scusa, ha mandato fiori), i sodali cercheranno le vie d’uscita nelle pieghe di un regolamento debitamente ammansito. Si invocherà comprensione e misericordia senza spese. Perché – il bello deve venire – la pena per l’offesa non sarà troppo onerosa: lo spirito è quello dei “compagni di merenda”; una battuta colorita, un linguaggio proporzionato alla lotta politica … bla, bla, bla … forse un po’ esagerato! Oggi a te, domani a me.

Tutti resteranno in silenzio, perché devi far parte dell’istituzione, altrimenti ridiventi un comune cittadino: in politica, in magistratura, nella finanza, nella Chiesa. Al dunque le lotte liberatorie, le utopie, un futuro radioso scompaiono nei privilegi di quanti hanno fatto le leggi per tutelare i propri interessi.

Saranno i convegni di sociologi, antropologi, economisti a tentare di spiegare perché metà della popolazione non va a votare. Ma l’istituzione si regge anche quando più della metà degli aventi diritto non partecipa. Tutto previsto. 

© Redattore sociale