Coppia dell’acido: il futuro del bambino e l’equilibrio mentale della mammaCoppia dell’acido: il futuro del bambino e l’equilibrio mentale della mamma

La discussione sul bambino sottratto alla madre Martina Levato perché condannata, in primo grado, a 14 anni per l’aggressione con l’acido a Pietro Barbini, insieme ad Alex Boettcher, ha visto schierarsi due opinioni. La prima dice – sostenuta dai nonni del bambino – che non è stato giusto allontanare la creatura dalla madre, la seconda afferma invece essere stata una giusta decisione (il ricorso per l'adottabilità) per la difesa del neonato.

La discussione è destinata a durare all’infinito.


Levalo1La corrente di pensiero dei tribunali ordinari tende a difendere il nucleo familiare, anche in presenza di fatti problematici all’interno della famiglia. La riflessione poggia sui vantaggi che comunque il nucleo familiare (magari allargato ai nonni e agli zii/zie) garantisce per la crescita del bambino. I tribunali dei minorenni invece, più attenti ai problemi del minore, spesso non esitano a sottrarli ai propri genitori, se ritenuti incapaci di garantire un futuro sereno. Tra i due mali (figlio con genitori problematici e figlio adottato) preferiscono la seconda soluzione.

L’esperienza diretta di accoglienza di minori in comunità ci dice che non si può alimentare una discussione generale su che cosa è bene e che cosa è male in simili circostanze. È indispensabile conoscere bene la singola situazione ed esaminarla non soltanto per il presente, ma anche per il futuro.

Una creatura che nasce in una famiglia problematica, ha comunque un futuro difficile; non necessariamente negativo. Abbiamo avuto bimbi che hanno superato stress pesanti e faticosi nella loro crescita, come abbiamo assistito ad adolescenze e giovinezze che rispecchiavano, aggravandoli, i problemi familiari.

Non è affatto facile conoscere il perché di questi risultati contrastanti: la vita di una persona – soprattutto se minore – ha un’infinità di variabili che non sono gestibili dall’esterno (ricordi, sensazioni, caratteri, amici, scuola…). Il risultato di queste variabili si scopre non prima di dieci/quindici anni, quando le conseguenze positive o negative hanno fatto il loro corso.

Un dettaglio abbiamo notato. La mamma che cresce un figlio da sola, anche accolta in una struttura educativa, non deve avere seri problemi psicologici/psichiatrici. La crescita di un neonato è faticosa: impegna la madre in modo grave e – soprattutto – senza tregua. Occorre quindi molto equilibrio e molta fatica e resistenza. Se la mamma ha i “suoi” problemi le conseguenze saranno molto negative per lei e per la creatura, con il rischio di compromettere la crescita del minore.

Con l’aggravante di una incertezza: nessuno può prevedere il futuro; si è legati alle notizie che si hanno nel presente, senza nessuna garanzia di essere esenti da errori.

© Redattore sociale