La lezione di Andrea, diventato adulto nonostante tuttoLa lezione di Andrea, diventato adulto nonostante tutto

Mi avevano svegliato presto perché Andrea si era sentito male. Mentre lo stavano accudendo per il risveglio mattutino, era improvvisamente sbiancato, con grave difficoltà di respiro.

Gli operatori del 118 sono giunti rapidamente: hanno trovato Andrea in arresto cardiaco. Hanno tentato il massaggio del cuore. A lungo, per più di un’ora, non badando al monitor che segnava un tracciato quasi piatto.

Dopo tre quarti d’ora, il cuore di Andrea ha ricominciato a battere. Il medico con sorpresa ha esclamato: “non me l’aspettavo”.

Vedendolo dall’esterno, il corpo di Andrea era estremamente fragile. Un ragazzo tetraplegico grave per un’asfissia neonatale.

I genitori l’hanno sempre accudito in famiglia, con grande attenzione e dedizione. Solo l’ultimo anno, dopo la scomparsa del babbo per una dolorosa malattia, ci avevano chiesto di ospitarlo anche per la notte. La disfagia aveva richiesto il posizionamento della peg per l’alimentazione adeguata. Ma il respiro, negli ultimi mesi, si era fatto sempre più faticoso. Era stata tentata la ventilazione meccanica, ma Andrea non sopportava la mascherina dell’ossigeno. Occorreva essere molto attenti, vegliandolo giorno e notte, perché un rigurgito l’avrebbe potuto far morire.

Mentre assistevo all’operazione del massaggio cardiaco, nell’atmosfera drammatica di quei momenti, ho sentito anche fisicamente, il soffio della vita. Andrea, nonostante avesse appena 41 anni, aveva vissuto a lungo. Costretto nella barella, non poteva né parlare, né muoversi. Le uniche risorse erano l’espressione del viso e il movimento degli occhi.

Eppure, nel momento della morte, il suo viso non suggeriva tristezza, ma la voglia di essere vivo. Quasi che dicesse: nonostante la mia immobilità, nonostante i miei limiti, sono un vivente. Prima bambino, poi adolescente, giovane e oggi adulto, con i miei sogni, le mie paure, e le mie gioie.

I funerali in comunità hanno suggerito, nelle parole dell’Apocalisse, un mondo dove non ci fossero né lacrime, né morte.

Da adulti abbiamo cercato di tener lontano il dolore, offrendo ad Andrea un’esistenza dignitosa e rispettosa. Il suo ricordo spinge all’affetto, all’impegno, alla professionalità per il rispetto di ogni creatura. Una grande lezione di amore alla vita.

© Redattore sociale