Il matrimonio è un contratto o un sacramento? La sfida del Sinodo 2015Il matrimonio è un contratto o un sacramento? La sfida del Sinodo 2015

Ad una settimana dal termine del Sinodo sulla famiglia (16 Ottobre 2014), ancora si leggono e ascoltano echi e commenti per capire che cosa è avvenuto e quali scelte la Chiesa assumerà definitivamente il prossimo anno, quando il Sinodo ordinario giungerà a conclusione.

I media hanno esaltato i temi caldi: le convivenze e le unioni di fatto; la comunione ai divorziati risposati e infine le convivenze-matrimonio degli omosessuali. In realtà il tema generale era la famiglia: alla discussione partecipavano persone (per lo più vescovi e cardinali) che provenivano da tutto il mondo. Ciascuno ha sottolineato aspetti che sentiva più vicini alle aree da cui proveniva.

Un primo risultato è stato il clima diverso che Papa Francesco ha chiesto a coloro che partecipavano al Sinodo: esprimersi liberamente, ascoltarsi e infine trovare una sintesi. Un metodo nuovo se si pensa aiSinodi precedenti quando le discussioni non venivano rese pubbliche ed era il Papa, con una Lettera apostolica, a dettare le conclusioni.

Al Sinodo oltre la relazione introduttiva del card. Erdō e la relazione successiva è stato pubblicato il documento definitivo del Sinodo.

Volendo sintetizzare molto, la prima difficoltà è consistita in due diversi approcci al tema. Un primo gruppo di sinodali ha utilizzato – per intenderci – il metodo induttivo: partiamo dalla situazione reale delle famiglie e ragioniamo (cura pastorale) su che cosa è possibile fare per rafforzare la vita delle famiglie, non escluse quelle in difficoltà. Un secondo gruppo ha chiesto invece di ripartire dalla “dottrina della Chiesa” (metodo deduttivo), incoraggiare le famiglie cristiane non escludendo quelle irregolari.

Non è stato solo un problema di metodo, ma anche di contenuto. La discussione che è emersa si è accentrata sull’indissolubilità, argomento significativo sia per le famiglie regolari, che per quelle irregolari. Tradotte, sono state usate in contrapposizione le parole verità-misericordia. La verità porta alla severità di non transigere sulle proprietà essenziali del matrimonio (unità e indissolubilità), la misericordia porta a leggere le irregolarità come possibile percorso verso la pienezza della famiglia cristiana.

La sintesi finale del Sinodo fa emergere i due approcci. Il problema vero è che non si è trovata la sintesi. Si descrivono le difficoltà delle famiglie oggi, ma non sono state suggerite risposte a quelle irregolari, se non appellando alla “cura pastorale” che è un invito generico all’attenzione, senza soluzioni.

Comunque il Sinodo straordinario ha ottenuto significativi risultati. Il primo, la possibilità di discutere apertamente su posizioni diverse. Il secondo non aver permesso di giudicare le persone per il loro stato di vita, anche se in netto contrasto con la dottrina della Chiesa. Il terzo risultato è aver avuto la forza di continuare nell’approfondimento (che avverrà nell’Ottobre 2015 con il Sinodo ordinario).

Il bilancio dunque del Sinodo è positivo, anche se per i problemi più scabrosi – per i quali l’attenzione è stata alta – non si è arrivati alla celebre maggioranza dei due terzi che faceva di ogni affermazione “la voce del Sinodo”. E’ stato concesso un anno perché le Chiese locali possano intervenire a dibattere il tema per suggerire eventuali riflessioni utili al prossimo Sinodo.

A nostro parere,così come state poste le questioni, il Sinodo del 2015 non potrà fare molti passi avanti. Occorre riflettere sui dati di partenza, primo fra tutti, la concezione teologico-giuridica del matrimonio, come da secoli ci trasciniamo.

Fino a che il sacramento del matrimonio è inglobato nello schema concettuale del “contratto”, sarà difficile sganciarsi dalle regole consequenziali. Il ripensamento va fatto a partire dalla parola del Vangelo di Matteo (19, 3-9) “Non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce”, per andare a rileggere la differenza che esiste tra un contratto e un sacramento; in seconda battuta avere il coraggio di esaminare le situazioni concrete. Solo così si potrà offrire indicazioni che, senza tradire “la verità”, possono illuminare la vita di famiglie regolari e irregolari.

© Redattore sociale