Il 26 novembre è cessato l’embargo alla prima esortazione apostolica di papa Francesco dal titolo Evangelii gaudium (La gioia del Vangelo) pubblicata il 24 novembre, a conclusione dell’Anno della fede. Dopo ogni Sinodo (l’ultimo, sull’evangelizzazione, celebrato dal 7 al 28 ottobre 2012) spetta al romano pontefice, sulla scia delle “proposizioni” suggerite dal Sinodo stesso, fare sintesi. È un testo particolare per lo stile, il linguaggio e i contenuti: un primo spaccato del pensiero del papa sul tema centrale della Chiesa missionaria. L’esortazione di Papa Francesco è indubbiamente una novità: benefica, incoraggiante, vicina a chi ascolta, senza giri di parole o atteggiamenti melensi. Una boccata di ossigeno per i nostri scarsi entusiasmi.

La prima novità riguarda lo stile: papa Francesco scrive in prima persona. Nel testo non è raro incontrare passaggi nei quali parla in prima persona. Alcuni esempi: “Non è compito del Papa offrire un’analisi dettagliata e completa sulla realtà contemporanee, ma esorto tutte le comunità ad avere una sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi” (n. 51). Oppure: “In questo quadro, e in base alla dottrina della Costituzione dogmatica Lumen gentium, ho deciso, tra gli altri temi, di soffermarmi ampiamente nelle seguenti questioni […]”. (n. 17). Ancora: “Mi soffermerò particolarmente, e persino con una certa meticolosità, sull’omelia e la sua preparazione” (n. 135). Modi che indicano una riflessione propria, senza tralasciare i lavori del Sinodo. Non usa mai il noi, plurale maiestatico. Il linguaggio anonimo e curiale di altri scritti pontifici è decisamente lontano. Papa Francesco, con questo stile, ricorda Paolo VI, facendo emergere chiaramente che le sue parole sono riflessioni personali.

Una seconda novità riguarda le espressioni che usa: di immediata comprensione, quasi un linguaggio popolare. Nella parte dove esamina l’omelia, spiegherà come la predicazione deve essere adatta a chi l’ascolta, interpretando sentimenti e affinità. Alcuni esempi: “la Chiesa in uscita”, per indicare la voglia di evangelizzare; “‘primerear’, prendere l’iniziativa: vogliate scusarmi per questo neologismo” (n. 24); “nomadi senza radici”, per indicare movimenti cattolici staccati dalla pastorale del territorio (n. 29); “il denaro deve servire, non governare” (n. 58); “nella cultura dominante, il primo posto è occupato da ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio” (n. 62); “sono moltissimi i ‘non cittadini’, ‘i cittadini a metà’ o gli ‘avanzi urbani’ (n. 74); “si sviluppa la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo” , a proposito del grigio pragmatismo della Chiesa (n. 83). Si potrebbe continuare a lungo, concludendo che la parola è usata per essere di immediata comprensione.
Le citazioni di bibliografia sono pertinenti: sia quelle bibliche, che quelle dottrinali, non dimenticando documenti delle Chiese locali. Non sono mai sovrapposte al pensiero, per dare autorità allo scritto personale. Si nota anche un grande lavoro redazionale, che il papa non smentisce.