Caro Padre,
leggo dai giornali le vicende che vedono coinvolta la S. Sede in questioni non proprio esaltanti. Dalla periferia è difficile sapere quale sia la verità, anche perché l’informazione non è sempre corretta e disinteressata.
L’impressione è brutta, perché emerge un’immagine della Chiesa intrigante, con persone non limpide, come si addice a uomini di fede.
Il pensiero è andato subito a te, chiamato a guidare la Chiesa in un momento particolarmente difficile. La scristianizzazione dell’occidente, l’incertezza dei cuori, le difficoltà economiche fanno vivere un periodo confuso e disorientato.
Hai usato espressioni miti in recenti richiami: “il vento che soffia sulla Chiesa”, “il linguaggio di Babele” che fanno però immaginare la tristezza e il dolore che stai vivendo.
Desidero portarti conforto, a nome della fede nel Signore che tutti professiamo.
Insieme ai cristiani anche noi, parroci di campagna, ti siamo vicini ed esprimiamo tutto l’affetto e la comprensione per il momento delicato. Il popolo di Dio ha fiducia in te e nella tua opera.
La Chiesa ha attraversato gravi momenti di prova e di persecuzione. Il momento presente è più difficile perché la crisi colpisce dall’interno: non dai nemici della Chiesa, ma da suoi cristiani sleali.
Forse è arrivato il momento di una revisione strutturale dell’organizzazione ecclesiastica,  ancora troppo legata a schemi storici trascorsi e non più adeguati all’evoluzione della vita nel mondo. Gli effetti sono il permanere di funzioni che dovrebbero essere affidate alle Chiese locali, recidendo sul nascere le tentazioni del potere e delle manipolazioni.
La grazia di Dio ti assista e ti conforti: rimaniamo fedeli al Signore e preghiamo per te. Il Signore non ti farà mancare la grazia necessaria per guidare la sua Chiesa.

Con affetto grande
don Vinicio Albanesi
Parroco di campagna

La lettera è stata pubblicata dal settimanale Famiglia Cristiana (n. 24 - 10 giugno 2012)