Di seguito un mio intervento sugli scandali che stanno coinvolgendo il Vaticano, pubblicato nell'edizione odierna del Corriere della Sera.

Il prete di comunità: "Da lontano vedo una corte di intrighi"
L'intervista. Don Vinicio Albanesi: la Chiesa deve prendere esempio dai preti di campagna e di periferia

ROMA. Don Vinicio Albanesi, lei che dirige la comunità Capodarco che assiste poveri e malati, cosa prova davanti a questi scandali che stanno travolgendo il Vaticano?
"Un'enorme tristezza. E vergogna. Soprattutto visti da un prete come me che sta in periferia, questi episodi fanno capire che il livello della vita della Chiesa nelle alte gerarchie si è abbassato a tal punto da sembrare una specie di corte fatta di intrighi, maldicenze, imbrogli".
Cosa sta succedendo secondo lei?
"I fatti li ho letti sui giornali, non posso dir bene dal di dentro cosa succede. Dall'esterno di certo si vede che un'istituzione che si dichiara santa, santa non è. E poi...".
Poi?
"Possiamo vedere un sistema cattivo e feroce che cova rancori e gelosie e maldicenze. Ovvero tutto quello che con la Chiesa ha poco a che spartire".

Lei si riferisce all'arresto di Paolo Gabriele, "l'aiutante di Camera del Papa?"
"No, il gioco non è certo quel povero Cristo che hanno arrestato. Lui è l'ultima pedina di questo brutto sistema fatto di rancori, obiettivi nascosti, finalità che non sono manifeste".
E allora qual è il gioco, don Vinicio?
"Una lotta interna ben poco religiosa. Hanno messo in galera un povero Cristo ma non hanno fatto altrettanto con i preti pedofili".
Perché secondo lei?
"Perché nei confronti dei preti pedofili è scattata una protezione contro il buon nome della Chiesa. Una protezione che definirei peccaminosa. Qualcosa di realmente dannoso e pericoloso".
Pericoloso?
"Certo per il sentimento di religiosità: tutto questo produce effetti devastanti. Già la religiosità ha dei seri problemi senza tutti questi scandali. Ma il Papa, di questo, aveva già avuto qualche avvertimento".
In che senso?
"Ricordiamoci le parole del discorso che il Papa ha fatto ai cardinali all'ultimo concistoro. Ha detto loro: 'Ricordatevi che il vostro compito non è fatto di onori ma di servizio alla Chiesa'. È un'esortazione fuori contesto. Perché ha voluto farla?".
Perché?
"La mia chiave di lettura è che quella raccomandazione all'umiltà e al servizio fosse legata ad un'intuizione del Papa. Ovvero intuiva che la stessa dignità cardinalizia non fosse usata in maniera consona".
Pensa che il Papa immaginasse qualcosa?
"Da quella frase sembra evidente che avesse sentore di quello che stava succedendo".
E adesso?
"Adesso bisognerà ricostruire. C'è uno scollamento pazzesco tra i vertici della Chiesa e la periferia. Dalla cittadella non hanno proprio idea di quello che succede nelle parrocchie, nelle periferie, nelle missioni. Eppure...".
Eppure?
"Eppure è da lì che si deve prendere esempio per ricominciare. I sacerdoti a contatto con il popolo hanno certamente i loro limiti, ma dagli alti vertici della Chiesa devono prendere consapevolezza dell'importanza di questo lavoro. Anzi, qualcosa in più".
Che cosa in più?
"Si deve prendere coscienza che oggi la Chiesa esiste perché esiste questa rete fitta e forte di solidarietà con il popolo. La Chiesa esiste perché ci sono i parroci, i missionari, i preti di campagna e di periferia. Da loro sarà bene prendere esempio". Alessandra Arachi