La vicenda del direttore dell'Avvenire, iniziata con l"attacco del Giornale e conclusasi, almeno per ora, con le dimissioni di Boffo, può portare a una seria riflessione sulle comunicazioni sociali nell’ambito ecclesiale.
La "nuova editoria cattolica” è iniziata con l’idea cardine del Card. Ruini che ha rimesso mano, con una serie di interventi giuridici ed economici, alla necessaria presenza dei cristiani in Italia. L’idea in
sé è condivisibile: la cultura cattolica è, almeno, una delle culture presenti nel mondo occidentale; ha quindi il diritto-dovere di informare, come tutte le culture del mondo. Da qui la rinascita di Avvenire e con il quotidiano, la nascita di Tv2000 e di RadioInblu, con il tentativo di egemonizzare ogni espressione del mondo cattolico.
La discussione è sul modo come questo possa esprimersi. Il quotidiano Avvenirenasce da una contraddizione insanabile: essere un quotidiano “portavoce” della “Chiesa cattolica italiana” e contemporaneamente un giornale di informazione.
Se prevale la prima caratterizzazione, l’approccio all’informazione generalista non può che essere soft perché i suoi proprietari sono contemporaneamente imprenditori e guide spirituali. Ciò perché ogni opinione, ogni sfumatura viene necessariamente messa sotto la lente di ingrandimento, per essere giudicata come “pensiero dei vescovi”. Ma il pensiero dei Vescovi, in moltissime materie, è opinabile: spaccare il pubblico dei cattolici per essere entrati troppo nei dettagli è una strategia suicida.

Se prevale la seconda caratterizzazione di quotidiano di informazione, il giornale non può essere nello stesso tempo portavoce “ufficiale” di un episcopato nazionale, perché l’informazione (si pensi alla politica e non solo) deve esprimere opinioni e sfumature diverse, anche se di area (cattolica) omogenea. L’equivoco - con la vicenda del Giornale – è stato messo a nudo: a questo punto viene il fondato sospetto che l’attacco al direttore Boffo sia in realtà un attacco dell’emisfero berlusconiano (in questa ipotesi il direttore Feltri non sarebbe che marionetta, manovrata dal burattinaio) contro l’informazione cattolica, troppo ostile, secondo gli emissari, all’area governativa e al suo Presidente.

Al di là delle ipotesi, occorre ripensare la collocazione di una informazione cattolica pubblica.
L’idea di una informazione generalista cattolica gestita dai Vescovi è da scartare, a meno che non si scelga chiaramente di definirsi “organo ufficiale”, come capita all’Osservatore Romano. In quel caso le notizie, i commenti e le opinioni non sono più tali, ma fanno parte del linguaggio e della cultura diplomatica.
E’ utile rivisitare invece altre espressioni di informazione del mondo cattolico – in Italia Famiglia cristiana, in Francia La Croix ad esempio – che sono organi non ufficiali, ma che esprimono liberamente la propria opinione, senza la pretesa di essere infallibili e senza censure da parte dell’autorità ecclesiastica.
La prima vittima dell’equivoco – consenziente per la verità – è stato il direttore Boffo. Non si rimane direttore dei tre organismi di comunicazione per 15 anni di seguito. La sua permanenza ai vertici degli organi informativi è dovuta, oltre che alla sua bravura professionale, al riconoscimento della sua funzione di portavoce: necessariamente obbediente; forse troppo.