Dopo il decreto sulla sicurezza del Ministro Maroni, si è scatenata una gara tra sindaci per chi conquista il palmares del sindaco più "sceriffo”. Nel recente tritacarne delle ordinanze c'è di tutto: prostituzione, spaccio, accattonaggio, vagabondaggio, rovistaggio, rimessaggio, vendite abusive.
Il tutto senza un euro: anzi, la speranza è di incassare, elevando multe a clienti e fornitori, spendendo il meno possibile (qualche assunzione di vigile urbano).
Mai una riflessione seria tra sindaci di illustri capoluoghi, oggi attenti al “decoro” della città, per chiedersi che cose
stesse avvenendo nei loro territori. Eppure le loro città si stavano popolando di tutto quel sottobosco fatto di miserie, delinquenza, spaccio, abusivismo che coinvolgevano abitanti dei loro quartieri, degradandoli. Non sapendo o non volendo che fare, i sindaci odierni hanno assunto due volti: uno tollerante (verso i buoni) l"altro feroce (verso i cattivi), dimenticando che bene e male convivono.
Non li sfiora il dubbio che ogni città ha risorse e spazzatura; eccellenze e degrado. Vorrebbero che tutti i quartieri fossero sfavillanti come i loro viali prestigiosi dove la gente, ben educata e ricca, fa shopping il pomeriggio e si diverte la sera.
Se così fosse non capiscono che sarebbero inutili: basterebbe un buon amministratore di marketing per i buoni e un vero sceriffo per i cattivi. Probabilmente sono veramente inutili, semplicemente perché incapaci di gestire il territorio:  sanno amministrare solamente - questo sì – il consenso che li elegge.
La cronaca e la storia insegnano che ogni convivenza crea sviluppo e degrado; quest’ultimo si accelera nelle epoche delle espansioni, perché ogni arricchimento per alcuni, produce degrado per altri. Buon amministratore è colui che interviene perché siano rispettati gli interessi di tutti, avendo ciascuno una dignità e una storia da tutelare. Almeno così ci avevano insegnato.