L'ipotesi preannunciata recentemente sulla schedatura dei bambini rom fino alla decadenza della patria potestà, per "poterli salvare”, è una semplice boutade. Ignora completamente quel mondo, i legami che tengono insieme le famiglie, la loro cultura e i loro usi.
Per chi ha avuto affidati bambini rom sorpresi dalle polizie municipali e affidati dai Tribunali dei minorenni alle comunità di accoglienza ha dovuto arrendersi. Al massimo quei bambini resistevano nella struttura una notte. All'alba - non si sa con quali strumenti e quali tam tam – quei bambini ricontattavano la famiglia e sparivano.

Un procuratore della Repubblica minorile mi suggerì di creare una struttura adeguata (più esplicitamente una struttura chiusa = carcere minorile) per mantenerli affidati. Dichiarai esplicitamente, non essendo disposto a gestire un “carcere minorile rom”, di non avere strutture idonee ad accogliere quei minori.
Si continua a parlare del rischio rom: oltre proclami e future leggi non si è andati. Forse è sufficiente per rassicurare l’opinione pubblica, ma non certamente per affrontare la situazione e tanto meno per risolverla.
Le linee di un intervento serio possono essere così riassunte.
Primo: affrontare a livello europeo i problemi di questo popolo (meglio sarebbe dire di questi popoli). Nessuno lo vuole: i paesi dell’est che lo hanno tenuto oppresso e marginale sono ora “ben lieti di liberarsene”. Riportare a livello centrale la discussione serve a determinare la parte che a ciascun paese spetta.
Se così non si fa ogni paese dell’UE farà a gara a emanare leggi e disposizioni sempre più discriminatorie così da scoraggiare gli ingressi.
In secondo luogo occorre “investire” su una cultura molto diversa dalla nostra: con pazienza, rispetto e fermezza. Significa prima di tutto avvicinarlo e farsi accogliere. Non è così impenetrabile come viene descritto. Né insensibile alle leggi e al rispetto della convivenza.
In terzo luogo è importante iniziare dai più piccoli: loro hanno prospettive di inserimento più alte.
Di una prospettiva seria di intervento nemmeno l’ombra. L’opinione pubblica e la politica appresso vogliono solo non averli tra i piedi.
Mille ragioni possono essere addotte per non accogliere il popolo rom. C’è però un'unica ragione che cancella le prime mille: non si può essere dalla parte degli indifferenti perché si diventa correi di sofferenze e dolori.