A risultati elettorali acquisiti è utile offrire, dal versante delle fasce di popolazione più svantaggiate, alcune considerazioni. La prima è che la popolazione precaria (poveri, anziani, immigrati) non ha avuto interlocutori. Nel dibattito prima delle votazioni è sembrato che qualche milione di persone, con i relativi problemi, non esistesse. I voti espressi hanno dimostrato che l'attenzione a costoro è un non problema per il futuro. Nelle promesse elettorali non risultava una linea di tendenza di 'politica sociale"; i risultati elettorali hanno confermato disinteresse e noncuranza. Che avverrà dunque domani con queste premesse?
Prevediamo due risposte che sembrano lontane tra loro, ma unite da una stessa logica. Possiamo chiamarle: ‘aziende sociali’ ed ‘esercito della salvezza’.

Essendo scomparsa abbondantemente la filosofia della solidarietà (tra generazioni, tra territori, tra culture) saranno i prevalenti (cittadini a pieno titolo) a suggerire i contenuti, le modalità, le quantità di politica sociale per le fasce di popolazione marginale. Appellando arbitrariamente ai principi della sussidiarietà, cresceranno le "aziende sociali”: saranno loro affidati i servizi. Esse dovranno essere capaci di gestire il sociale come qualsiasi altro “affare” economico. Parteciperanno ai bandi offrendo, al minor costo possibile, i servizi che l’amministrazione pubblica chiederà loro. Una tendenza già ampiamente in atto nel nord d’Italia che sarà estesa nel resto del paese.
I motivi addotti saranno moltissimi, alcuni nobili, altri meno: la filosofia resta quella del rapporto economico del contratto. Che cosa serve, a chi e a quale prezzo sarà stabilito dal committente: alle “aziende sociali” la sola libertà di partecipare.
Se l’amministrazione pubblica non riuscirà a offrire risorse per il sociale, rimarrà la strada dell’”esercito della salvezza”: l’appello alla solidarietà personale e collettiva per sopperire ai problemi più urgenti e di primaria vitalità. Il 5 per mille, la raccolta fondi, le fondazioni si moltiplicheranno per drenare risorse. Ancora una volta l’elemosina ritorna con prepotenza nel welfare.
Questo scenario, per noi, è umiliante. Prima di tutto perché alcuni (i più bisognosi) non saranno più considerati soggetti portatori di dignità, ma solamente destinatari di aiuto. In secondo luogo perché coloro che dovranno offrire risposte saranno “mercenari”: non avranno voce per far emergere problemi, per essere coscienza critica, ma saranno ridotti a “operatori” ad appalto (e per giunta al ribasso).
Questa logica va combattuta. Anche in solitudine e anche di fronte al futuro incerto.
I valori della dignità, della solidarietà, della rimozione delle cause di disagio vanno mantenuti alti, anche se l’immediato futuro suggerirebbe di adeguarsi alle “nuove tendenze”. Una battaglia in solitudine, ma non per questo meno giusta.