A Benedetto XVI
 Caro Padre, nella notte del 1° Gennaio, a Roma sono morte due persone per il freddo. Le agenzie di stampa hanno comunicato la notizia tra le previsioni del tempo, quasi a dire alle persone per bene: state attenti che il freddo è molto pungente.
Non sappiamo nemmeno i loro nomi. Il primo "sembra” di "origine polacca” dall'apparente età di 40-50 anni; il secondo, italiano, di 70 anni "molto conosciuto nella zona”. Avranno molto sofferto non solo per il freddo, ma per la solitudine della loro vita nell'abbandono e nella non speranza.
Morire di freddo in Italia e nella città di Roma è una fatto insopportabile. Quelle creature disperse appellano alla nostra coscienza cristiana, prima che civile.
Le centinaia di chiese di Roma, le Parrocchie, gli istituti religiosi, gli ospedali, le confraternite, le associazioni cattoliche non possono non aver posto contro il freddo.
Domenica prossima la Chiesa indica la celebrazione dell'epifania: uno splendore alla luce che viene e alla gloria di Dio. Con due “clochard morti di freddo” non possiamo celebrare tale liturgia perché non possiamo ripetere i versetti del salmo 71:
“Egli libererà il povero che grida
e il misero che non trova aiuto,
avrà pietà del debole e del povero
e salverà la vita dei suoi miseri”.
Non solo non abbiamo offerto al Salvatore i regali, non abbiamo nemmeno salvaguardato il bene unico della vita.
Disponga che in tutta Roma si sospenda la liturgia dell"Epifania e si celebri la liturgia funebre per le due creature morte di freddo.
Servirà a risvegliare le coscienze di tutti noi cristiani, diventati indifferenti e cinici. Potremo almeno chiedere perdono a Dio delle superficialità e degli sprechi. Nella celebrazione eucaristica non prevarranno, una volta tanto, i significati estetici ed emozionali, ma il senso del rispetto delle persone.
Forse riusciremo ad aprire “i luoghi sacri” alla prima sacralità che Dio ci chiede: voler bene a chiunque egli ha voluto bene.
Fraternamente