Il quotidiano "la Repubblica” ha pubblicato oggi in evidenza (carta stampata e on line) la lettera di Claudio Poverini sul rischio del razzismo, con tanto di forum per chiedere il proprio pensiero. Rispondo volentieri.
La lettera inizia con “sono di sinistra”, termina con “… non voglio e mi opporrò con tutte le mie forze al dagli allo straniero. Ma voglio legalità, voglio la cultura della legalità in questo benedetto Paese, voglio che chi sbaglia paghi.”
Al di là della propria definizione ideologica, l'interlocutore e insieme Corrado Augias, vanno in corto circuito. Vogliono un popolo di immigrati bravi cittadini, come alcuni (non tutti) abitanti del nostro paese, senza chiedersi il perché di comportamenti scorretti e irriguardosi.
Per prima cosa verrebbe da chiedersi se c"è un effetto domino per chi è straniero in Italia: spinte, parolacce, qualcosa di peggio in metropolitana e fuori fanno parte da sempre della nostra “storia”, prima e oltre gli stranieri. Nella lettera non è scritto, ma il sottinteso è: visto che siete ospiti, dovreste essere riconoscenti, comportandovi bene. Una convinzione molto diffusa e sentita.
Forse sarebbe corretta se l’ospitalità fosse degna di questo nome. La legalità - e veniamo al dunque – esige parità di diritti e di doveri. Per esigere legalità occorre dare legalità. Senza giri in Italia e in Europa la legge non è uguale per tutti come si dichiara. Quale donna italiana lavora 24 ore al giorno, per sei giorni, per un migliaio di euro al mese? Nessuna: in Italia ne abbiamo una milionata. Quale operaio generico italiano lavora nell’edilizia o nell’agricoltura per tre o quattro euro all’ora? Nessuno e ne abbiamo qualche centinaia di migliaia. Perché si permette che delle minorenni straniere si prostituiscano senza che il cliente subisca alcuna conseguenza penale? Perché i Comuni tollerano che si affittino case fatiscenti, in nero, a prezzi esorbitanti? La lista potrebbe allungarsi. La conclusione è chiara: solo offrendo legalità si può esigere legalità.
A me sembra che destra e sinistra si stiano accartocciando al “centro” dove regna un antico adagio: sii esigente con gli schiavi, perché tu appartieni a un popolo nobile, garante di giustizia”.